Düsseldorf, la bioeconomia parla tedesco


Düsseldorf: Renania del Nord-Vestfalia. Ai più questa regione della Germania settentrionale porterà alla mente il periodo della grande emigrazione, nel secondo dopoguerra, dei Gastarbeiter che la sera diventavano Spaghettifresser per divenire bersaglio dei peggiori luoghi comuni sugli italiani. Qui, nella regione più ricca e industrializzata di tutta la Germania, ragazzi siciliani, campani, veneti e calabresi hanno trovato lavoro nella grande industria, hanno contribuito a costruire pezzo dopo pezzo la locomotiva tedesca, hanno aperto ristoranti e pizzerie, sono diventati a loro volta tedeschi scalando poco a poco quel paese che anche con la sua lingua sembra volerti dire: “te lo devi sudare il tuo stare qui”. Nasceva a quei tempi il primo embrione di Unione europea, la Ceca, la Comunità economica per il carbone e per l’acciaio, a cui l’Italia poteva contribuire con la sola ricchezza che aveva a disposizione: la sua manodopera. Düsseldorf 2012: ne è passata di acqua sotto i ponti del Reno, ma c’è ancora molta Italia in questo angolo di Germania. Adesso, però, gli italiani che giungono nella capitale renana sono ingegneri e biochimici strappati a caro prezzo alla concorrenza, imprenditori d’avanguardia a cui persino i grandi colossi teutonici guardano con ammirazione. Proprio la capitale renana è la sede dell’European Forum for Industrial Biotechnology and Bio-based economy, l’evento organizzato da EuropaBio, Clib2021 e Smithers Rapra, che riunisce la grande industria europea per confrontarsi sulla strategia per la bioeconomia. La Renania-Vestfalia continua ad essere la regione più ricca e industrializzata della Germania, e guarda al futuro, con una forza e una visione che dovrebbero essere presi a modello da tutti i governanti europei, se solo un modello lo volessero davvero. L’industria continua a innovare, a fondersi con le università e viceversa. La contrapposizione tra scienza e filosofia – ha scritto il grande storico italiano Carlo M. Cipolla – i tedeschi l’hanno risolta nell’Ottocento con le Technische Hochschulen, per creare personaggi come Franz von Baader, l’ingegnere minerario di Monaco di Baviera le cui opere filosofiche influenzarono la filosofia della natura di Friedrich Schelling, o Rudolf Diesel, l’inventore dell’omonimo motore, famoso anche per la sua filosofia internazionalista. È questo forse il loro grande vantaggio su un paese come l’Italia. Nei politecnici di tutta la Germania si studia filosofia e ci si sporca le mani con il grasso delle macchine. Non potrebbe esserci quindi posto migliore di Düsseldorf per parlare di bioeconomia, un metasettore in cui si mescola il presente dell’industria con la visione del suo domani, l’ideale di poter rendere il mondo un posto migliore in cui vivere con la voglia di fare crescere i fatturati e di creare nuove opportunità di lavoro altamente specializzato. In una parola sola: progresso. La capitale della Renania del Nord ha accolto per tre giorni – dal 16 al 18 ottobre – la bioeconomia, un’area che già oggi dà lavoro in Europa a 22 milioni di persone e genera un volume d’affari di 2000 miliardi di euro, e che offre, soprattutto grazie all’applicazione industriale delle  biotecnologie, possibilità di soluzione alle maggiori sfide che pone all’essere umano il terzo millennio: l’aumento della popolazione mondiale e il suo invecchiamento, l’affrancamento da fonti energetiche fossili e il risanamento ambientale.

Mario Bonaccorso

One thought on “Düsseldorf, la bioeconomia parla tedesco

  1. Ale 21 October 2012 / 8:45 am

    Mi sembra una bella iniziativa. In effetti ho notato una scarsa attenzione dei mezzi di comunicazione. nei confronti dei temi legati alla bioeconomia, a cui l’Europa guarda invece con grande attenzione. Complimenti!

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