Clib2021: storia di un cluster che funziona


L’Europa guarda al 2020? Be’, qui siamo già oltre. Il domani si progetta per tempo e il Cluster delle biotecnologie industriali di Düsseldorf si proietta all’anno successivo, mettendolo bene in chiaro fin dalla sua denominazione. Clib 2021 (Cluster Industrielle Biotechnologie) è la storia di un cluster che funziona, mettendo insieme l’eccellenza tedesca nel campo della ricerca e sviluppo, della produzione e della commercializzazione in tutti i settori che compongono la bioeconomia.
La grande industria germanica è presente in massa: Altana, Basf, Henkel, Evonik, Lanxess, Bayer. Ma anche più di una quarantina di PMI, università e centri di ricerca del calibro del Fraunhofer, associazioni, banche e venture capital (perché la ricerca va sostenuta finanziariamente). E non solo tedeschi, visto che tra i membri del cluster si trova anche l’Istituto di Biochimica A.N. Bach dell’Accademia Russa di Scienze, con cui Clib ha attivo dal 2010 un programma di coordinamento di progetti scientifici in campo biotecnologico.
Il cluster è infatti un soggetto autonomo, che richiede una quota di partecipazione ai propri membri differenziata in base alla capacità contributiva e che è in grado anche di generare un proprio fatturato.
Clib2021 nasce nel 2007, quando la cordata della regione del Nord-Reno Vestfalia vince il bando promosso dal ministero per la Ricerca e l’Innovazione federale. Nell’aprile 2009 nasce il Clib-Graduate Cluster, una iniziativa congiunta di tre università del cluster: TU Dortmund, Bielefeld e Heinrich Heine di Düsseldorf. “Si tratta – spiega Tatjana Schwabe, responsabile scientifica di Clib – di un’iniziativa di dottorato finalizzata a stringere ancora più strettamente le relazioni tra accademia e industria. La ricerca nei tre atenei coinvolti è orientata verso le problematiche che interessano le imprese, e il coinvolgimento delle imprese nell’educazione degli studenti è parte fondamentale. Il programma dura tre anni e prevede 3 mesi di stage degli studenti in una delle società che fa parte del cluster. Gli 84 studenti che fanno parte di Clib-GC sono stati scelti tra oltre 2000 candidati da tutto il mondo, le lezioni sono in inglese e la ricerca si muove principalmente nei campi delle biotecnologie industriali, analisi genomica, espressione delle proteine e  biocatalisi. Complessivamente il progetto è finanziato con 7,2 milioni di euro, 4,1 milioni messi dal ministero dell’Innovazione, della Scienza e della Ricerca della regione del Nord-Reno Vestfalia, il resto dalle tre università promotrici e dalle aziende di Clib2021”.
Il primo studente del Clib-Graduate Cluster a laurearsi è stato, lo scorso 14 giugno, Patrick Schwientek dell’Università di Bielefeld. Con questo progetto interuniversitario, Clib2021 conta di formare i futuri biotecnologici e ingegneri biochimici chiamati a guidare l’industria tedesca.
Da Düsseldorf a Berlino, la Germania non sta ferma a guardare in tema di bioeconomia. Bioindustria 2021 ha rappresentato l’origine di Clib2021, quando il cluster renano fu il prescelto tra cinque candidati al bando federale e si aggiudicò subito fino a 20 milioni di euro di fondi pubblici.
Nel 2011 il ministero federale per la Ricerca e l’Innovazione ha lanciato la strategia “Bioeconomia 2030”, in cui viene delineato il percorso nazionale per l’approdo a un’economia post-petrolifera, grazie all’uso delle risorse rinnovabili e delle biomasse e si dà vita al Consiglio federale per la bioeconomia, un organismo chiamato ad elaborare proposte da sottoporre al governo centrale. Nell’aprile del 2011 è arrivato il primo bando federale nell’ambito di “Bioeconomia 2030”. Industria e accademia sono stati chiamati a costituire alleanze strategiche lungo tutta la filiera della bioeconomia, per ricevere finanziamenti federali.
Sempre nel 2011 sono stati emanati due bandi nell’ambito della strategia “Biotecnologia 2020+” che punta a favorire cooperazioni di lungo termine tra università e centri di ricerca. E da ultimo, con BioChance, sono stati messi a disposizione fondi ulteriori per attrarre in Germania PMI innovative nel campo biotecnologico.
La Germania è un modello, questo sembra evidente. Del resto proprio “Bioeconomia 2030” e la costituzione del Consiglio federale per la bioeconomia hanno avuto un effetto significativo sulla discussione europea, accelerando il lancio della stessa strategia dell’Unione “Innovation for Growth – A Bioeconomy for Europe” lo scorso febbraio. A sottolinearlo è Alfred Puehler, docente di Genetica all’Università di Bielefeld e membro del Consiglio per la bioeconomia, il quale sottolinea anche come sia “essenziale promuovere la ricerca internazionale, e la Germania non deve solo aspettare i passi dell’Unione europea. Abbiamo bisogno di provare e iniziare progetti di ricerca bilaterali di alto livello tra la Germania e altri paesi. Clib2021 ha già intrapreso questo strada cooperando con Russia, Canada e Brasile”.
Il prossimo 24 ottobre a illustrare in Italia l’organizzazione e i progetti di Clib2021 sarà Manfred Kircher, presidente del consiglio di sorveglianza del cluster, che interverrà alla tavola rotonda di IFIB 2012 (Palazzo Turati, Milano)) intitolata “Come sostenere la crescita bioeconomica in Europa”. I tedeschi sembrano avere le idee molto chiare al riguardo. Attendiamo qualcosa di nuovo sul fronte italiano.

Mario Bonaccorso

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