Ma dove sono gli italiani?


Quasi 450 delegati e solo 2 provenienti dall’Italia. È questo il dato che fotografa la presenza italiana al Forum europeo per le biotecnologie industriali e la bioeconomia che si è tenuto a Düsseldorf dal 16 al 18 ottobre. Quale il motivo di questa poco significativa presenza a un evento così importante nell’area della bioeconomia? Abbiamo provato a chiederlo agli unici due italiani presenti.
Sergio Amari è l’amministratore delegato della B&T srl, una PMI dell’area monzese specializzata nella produzione di materie prime per l’industria cosmetica. “Per me – ci dice Amari – non è la prima volta ad Efib. Ho già partecipato alle due edizioni precedenti, con l’obiettivo di valutare le possibilità di utilizzo delle biotecnologie nel settore cosmetico. Ho potuto constatare che il biotech è un’opportunità di innovazione del nostro business che ci consente anche di andare verso la sostenibilità”.
“In effetti sono stupito della limitatissima presenza italiana a Efib, ma credo che ciò sia da collegare al fatto che poche aziende fanno ricerca nel campo cosmetico in Italia. Purtroppo a livello di R&S nel nostro paese le imprese sono penalizzate”.
Già il settore cosmetico, e gli altri? E le grandi imprese? “Credo – risponde Amari che l’assenza delle grandi imprese sia legata al conservatorismo, all’assenza di visione. In Italia si va al traino e oggi forse non si sono ancora comprese le enormi potenzialità delle biotecnologie. Io torno da Düsseldorf con due-tre contatti molto utili per la mia azienda. Uno di questi è con la Lanxess, che ci fornirà un enzima per la nostra produzione”.
Massimo Iacobelli è il secondo italiano presente a Efib. Ex direttore medico della società biofarmaceutica Gentium, oggi è il direttore generale della Techitra Srl, una società di technology transfer. “Dal mio punto di vista – ci dice Iacobelli – è da sottolineare l’assenza delle imprese – ma forse per le PMI il costo di partecipazione può essere un ostacolo grosso in questo periodo di crisi (sui 1500 euro, ndr) – ma quella che pesa soprattutto è l’assenza delle istituzioni, ministeri competenti, camere di commercio, che dovrebbero avere il compito di tracciare le linee di sviluppo del paese. Qui in Germania, l’Europa sta discutendo di questo. Non c’è solo l’industria, ma anche i governi e non solo europei. L’assenza italiana è davvero un brutto segnale”.
A tirare su il morale va segnalato che una presenza dell’Italia è stata garantita da due speaker della conferenza di grande peso: Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, che ha partecipato a una tavola rotonda sulle politiche per una bioeconomia europea competitiva con altri capi di aziende europee e non solo, e Michele Rubino, rappresentante di Beta Renewables, la joint venture tra Chemtex Italia (Gruppo Mossi & Ghisolfi) e il fondo americano Texas Pacific Group, che ha presentato la bioraffineria di Crescentino per la produzione di bioetanolo da lignocellulosa. La più grande al mondo.

Mario Bonaccorso

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