A Düsseldorf l’Europa gioca di squadra. Ma servono regole chiare


Collaborare per competere, giocare di squadra. È questo il messaggio principale che arriva da Düsseldorf, dove si è appena conclusa la quinta edizione del Forum europeo per le biotecnologie industriali e la bioeconomia (Efib). Industria, Pmi, università, centri di ricerca e istituzioni devono fare sistema per affrontare e vincere le sfide che pone all’umanità il terzo millennio: l’aumento della popolazione mondiale, l’urbanizzazione crescente – 5 miliardi di essere umani vivranno in città nel 2030, ha sottolineato Bernd Muller Rober, esponente del Consiglio tedesco per la bioeconomia, l’approdo a una società post-petrolifera, i cambiamenti climatici. L’Unione europea – ha assicurato Rudolf Strohmeier, direttore generale della DG Ricerca e Innovazione della Commissione europea – farà la propria parte, non solo favorendo le partnership pubblico-privato, ma anche mettendo sul tavolo 80 miliardi di euro per Horizon 2020 (i programmi di ricerca dal 2014 al 2020), di cui 4,6 miliardi per la bioeconomia e 600 milioni  per il biotech, considerata una strategia chiave per l’industria del futuro.
A dimostrazione della forza delle alleanze per competere, Efib è stata l’occasione per mettere in vetrina joint venture già attive o partnership tra aziende europee e non solo, perché le alleanze – altro messaggio che lancia la tre giorni di Düsseldorf – dall’Europa dovranno muoversi verso gli altri continenti, in una logica di filiera non solo verticale (agricoltura, industria, commercio) ma anche orizzontale. Ecco quindi che la Coca Cola Company diventa partner di Avantium, uno spin-off del colosso anglo-olandese Royal Dutch Shell, con l’obiettivo di realizzare entro il 2020 il 100% di bottiglie di plastica bio-based (l’impatto ambientale considerato il volume di vendite delle bevande Coca Cola sarebbe davvero rilevante).
La francese Roquette e l’olandese Dsm hanno dato vita a Reverdia, una joint venture per la produzione di acido succinico bio-based da impiegare in diversi comparti industriali. Il progetto interessa l’Italia, perché la bioraffineria di Reverdia è localizzata a Cassano Spinola, in provincia di Alessandria.
Secondo Will van den Tweel, direttore generale di Reverdia, “le alleanze tra imprese sono la chiave per il successo sul mercato, perché consentono di coniugare forti esperienze in diversi campi di attività con solidi team commerciali.
“Ciò che chiediamo all’Unione europea e agli Stati – sottolinea Marcel Wubbolts, Chief Technology Officer di Dsm – è una stabilità del quadro legislativo, con standard determinati, da cui non si torni indietro”.
“Negli Stati Uniti – fa presente Wubbolts – Dsm ha appena realizzato un investimento di 250 milioni di dollari per produrre bioetanolo di seconda generazione, perché il Renewable Fuel Standard (programma creato nel 2005 all’interno dell’Energy Policy Act) dà certezze alle imprese con obiettivi chiari, come quello di realizzare entro il 2022 7,8 miliardi di galloni di bioetanolo da residui di piante di mais”.
“Non è un caso – chiude il manager olandese – che insieme a Dsm altri gruppi europei, come Novozymes, BP e Chemtex, abbiano deciso di investire negli Stati Uniti: qui nel 2011 l’etanolo ha dato un contributo al Pil di 42,4 miliardi di dollari e l’industria delle energie rinnovabili ha creato complessivamente 400mila nuovi posti di lavoro. Alla  base di questi numeri ci sono politiche che favoriscono la sperimentazione e la tecnologia, l’ottima logistica e la presenza di investitori”.

Mario Bonaccorso

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