Si chiude Efib 2013: l’Europa spinga sull’acceleratore della bioeconomia


Si chiude l’edizione 2013 di Efib, il forum europeo sul biotech industriale e la bioeconomia che quest’anno ha avuto Bruxelles come citta’ ospitante. Si chiude con all’attivo un incremento delle presenze, ma soprattutto con un metasettore che chiede a gran voce una spinta sull’acceleratore della competitivita’ da parte dell’Unione europea.

Mentre in Italia l’Istat fa sapere che il tasso di disoccupazione giovanile supera ormai il 40% (e non considera sfiduciati, sottoccupati e chi pur avendo un lavoro e’ comunque precario) e il Parlamento e’ alle prese con l’ennesima crisi di governo, ora rientrata, gli altri paesi europei si confrontano sui temi del futuro, come la bioeconomia, investono in innovazione, tornano o continuano a crescere e non tradiscono le nuove generazioni.

Per tre giorni la capitale d’Europa ha ospitato i maggiori attori della bioeconomia nel Vecchio continente per un confronto aperto, che si e’ allargato anche agli USA e a un paese emergente come la Malesia, che sta puntando con forza sulla bioeconomia per presentarsi al mondo come un hub d’innovazione in grado di attrarre investimenti e i ricercatori migliori.

A rappresentare l’Italia ancora una volta Novamont e Beta Renewables (Gruppo Mossi & Ghisolfi), ma quest’anno anche due filiali italiane di grandi multinazionali: Heinz Italia e Bridgestone con il Technical Center Europe di Roma. A dimostrazione che la bio-based economy e’ destinata ad allargarsi – o e’ gia’ realta’ – in tutti i settori industriali, dal packaging alimentare agli pneumatici.

Efib da’ appuntamento a tutti dal 7 al 9 ottobre del prossimo anno a Reims, nella regione francese della Champagne-Ardenne. Ma il confronto sulla bioeconomia continua. A partire da Napoli, i prossimi 22 e 23 ottobre, dove nella meravigliosa e suggestiva cornice di Castel dell’Ovo si terra’ la terza edizione del forum italiano.

Aperto a universita’, centri di ricerca e imprese non solo italiane – in programma ci sono contributi turchi, tunisini, russi, irlandesi e di altre nazionalita’ – il forum sara’ una nuova occasione per chiedere a gran voce, da una delle citta’ dove il tema occupazionale assume connotati drammatici, che anche l’Italia si doti di una propria strategia nazionale per la bioeconomia.

Mentre il nostro parlamento parla, parla e parla, gli altri fanno i fatti. E il divario rischia di diventare tra breve non più facilmente colmabile.

Blackberbioeconomy reportage di Mario Bonaccorso

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