Green o Bio, benvenuti nella nuova economia


Bioeconomy, Green Economy. Che sia Bio o che sia Green, l’economia di questo nuovo millennio non potrà più essere come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi: dovrà utilizzare le risorse biologiche e le energie pulite per essere sostenibile. Potremmo forse solo dire Economia, nella consapevolezza che dalla strada intrapresa non si può tornare indietro. Fra qualche decennio – ci auguriamo – non ci sarà più bisogno di aggettivi. In questo senso gli Stati Generali della Green Economy che si sono tenuti a Rimini dal 7 all’8 novembre sono una buona notizia anche per la Bioeconomy, perché non solo si sono occupati delle energie da biomasse ma soprattutto hanno tracciato una direzione condivisa verso una società post-petrolifera. La presenza del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, danno un segnale importante che almeno a Palazzo Chigi in questo momento ci sono gli interlocutori giusti. Certo non è ancora sufficiente.

La bioeconomia non è solo una questione industriale o finanziaria, ma è anche e probabilmente in modo rilevante una questione culturale: riguarda la nostra vita di tutti i giorni, le nostre abitudini consumistiche.

Allora è un bene che come proposto a Rimini si cominci a ragionare su una pedonalizzazione di tutti i centri urbani, che si avviino o si consolidino tutte le iniziative di bike-sharing, car-sharing e car-pooling. Che si sostenga una politica di lotta allo spreco e di riutilizzo dei rifiuti. La mobilità sostenibile e la gestione dei rifiuti fanno parte integrante anche della bioeconomia, intesa come movimento culturale.

E molte delle 70 proposte, estratte dai documenti elaborati dagli 8 gruppi di lavoro tematici, che sono state oggetto di dibattito e di confronto con gli interlocutori intervenuti agli Stati generali della Green Economy sono applicabili integralmente alla bioeconomia.

Vediamole nel dettaglio: misure generali per una green economy (tra cui l’obiettivo di migliorare e rafforzare la comunicazione agli investitori e ai mercati sui vantaggi della green economy, valorizzare il potenziale green delle imprese italiane, rafforzare un uso mirato degli strumenti economici, promuovere e sostenere iniziative green oriented nell’ambito del venture capital e del private equity); sviluppo dell’ecoinnovazione, sviluppo dell’ecoefficienza, del riciclo e della rinnovabilità dei materiali, sviluppo dell’efficienza e del risparmio energetico; sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi, sviluppo delle filiere agricole di qualità ecologica e sviluppo di una mobilità sostenibile.

Adesso attendiamo che queste proposte siano tradotte in provvedimenti concreti e che accanto al Piano nazionale per la Green Economy annunciato dal ministro Clini a Rimini ci sia anche un Piano per la Bioeconomy. D’altronde che sia Bio o che sia Green stiamo sempre parlando dell’Economia del Terzo millennio.

MB

 

 

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