A Dublino si discute il futuro della Bioeconomia in Europa


parlamento irlandeseÈ tutto pronto a Dublino per il via alla Conferenza degli stakeholders europei della bioeconomia (Bioeconomy in the EU: achievements and directions for the future – potete seguirla in diretta su Twitter @bioeconomista). Nella splendida cornice offerta dal castello che domina la capitale d’Irlanda, Istituzioni, imprese e centri di ricerca provenienti da ogni angolo del Vecchio Continente si confronteranno giovedì 14 e venerdì 15 febbraio sui prossimi passi da realizzare per mettere in atto la strategia per la bioeconomia lanciata lo scorso anno dalla Commissione europea.

Proprio a Dublino si festeggerà il primo anniversario della strategia, di cui principale protagonista è la commissaria alla Ricerca, Innovazione e Scienza,  Máire Geoghegan-Quinn, chiamata a fare da padrona di casa in coincidenza con la Presidenza irlandese dell’Unione europea.

In Irlanda si porranno nuove basi verso un’Unione economica e politica più salda dell’Europa, perché non può essere che questa la strada se si vogliono affrontare le sfide del terzo millennio e se si vuole che il Vecchio Continente continui ad essere un attore importante dell’economia e della politica mondiale. Le scelte strategiche sul nostro futuro non possono essere che a scala continentale, e la nuova economia che si basa sulle risorse biologiche offre un nuovo paradigma per conciliare crescita, sviluppo sostenibile e creazione di nuovi posti di lavoro.

Se oggi sono 22 milioni i lavoratori attivi nei diversi settori che costituiscono la bioeconomia – il 9% della manodopera totale in Europa – e il volume d’affari generato si aggira intorno ai 2mila miliardi di euro, le prospettive di crescita indicano chiaramente che questa è la via da seguire: secondo stime dell’Unione europea ogni euro investito oggi nella bioeconomia genererà un valore di 10 euro entro il 2025.

Nella capitale irlandese si discuterà di quale sistema regolatorio porre in essere per favorire la crescita della bioeconomia, verso quali settori indirizzare gli investimenti, che ruolo dovrà giocare il sistema pubblico e quale quello privato. Si discuterà del nostro presente e del nostro futuro, per costruire un mondo in grado di vivere in equilibrio con la natura, assicurando lavoro e reddito.

L’Irlanda da questo punto di vista è forse il posto migliore in Europa per dimostrare come la bioeconomia rappresenti una reale possibilità di uscita dalla crisi. Secondo le stime degli analisti, il governo guidato dal conservatore Enda Kenny dovrebbe essere in grado di riportare il rapporto deficit-Pil al di sotto della soglia del 2% grazie a una crescita del Prodotto interno lordo che potrebbe a sua volta raggiungere un mirabolante 2% nel 2013.

Per realizzare questo risultato, il paese verde, uno dei paesi europei maggiormente colpiti dalla crisi economico-finanziaria (circa 1,2 miliardi di dollari è l’aiuto ricevuto dal Fondo monetario internazionale), ha deciso di puntare da un lato sulle esportazioni di prodotti high-tech, dall’altro sull’economia verde. Il governo, infatti, ha cominciato a tassare l’utilizzo di combustibili fossili di case, uffici, automobili e fabbriche. In tre anni la carbon tax ha permesso di raccogliere all’incirca 1 miliardo di euro. E chi non fa la raccolta differenziata dei rifiuti o inquina di più viene tassato di più. Oggi l’Irlanda vanta un livello di sfruttamento dell’energia pulita da primato, con livelli di emissione scesi del 15% dal 2008 e del 6,7% nel solo 2011, anno in cui l’economia irlandese ha ricominciato a salire (leggete l’intervista rilasciata a Il Bioeconomista da Ilaria Nardello, la coordinatrice del Piano nazionale irlandese per il biotech marino).

Con questi numeri, Dublino si prepara quindi ad accogliere la Conferenza europea. In attesa, come anticipato al nostro giornale dalla Commissaria Geoghegan-Quinn, che sia Roma ad ospitare la prossima Conferenza, nel 2014.

Mario Bonaccorso

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