In Ireland Research & Markets reports that Global Bioplastics market is expected to reach US$7.7 billion by 2016 at a Compounded Annual Growth Rate (CAGR) of 24.3%, globally. Region-wise analysis shows that Asia-Pacific is forecasted to record the highest growth rate of 25.7% during the analysis period 2011-2016. The Americas follows Asia-Pacific with a CAGR of 25.2%. Europe forecasts to drive with a growth rate of 23.5%. Volume based studies reveal that Europe is expected to overcome Asia-Pacific region in terms of the growth rate. Poly esters and Poly olefins are expected to drive the growth. Among the end-users, electronic and electrical industries are expected to have a better support over packaging industry.
Business
New U.S. Biofuel Proposals Could Draw Heavily from Food Sources
New biofuel requirements proposed by the U.S. Environmental Protection Agency (EPA) are being met with concern by a spectrum of interest groups from environmentalists to the oil industry, with some warning that a gap between the proposal and existing law could force the government to draw on food-based alternative fuels.
The announcement, which opens a 45-day feedback period, sets standards under the country’s landmark Renewable Fuel Standard programme. That 2007 legislation established long-term goals for alternative fuel use – 36 billion gallons a year by 2022 – for which the EPA is mandated to set yearly requirements for the country’s petroleum importers and refiners.
Waiting for a New Global New Deal. Is there a new F.D. Roosevelt in Europe (and in Italy)?
I am certain that my fellow Americans expect that on my induction into the Presidency I will address them with a candor and a decision which the present situation of our Nation impels. This is preeminently the time to speak the truth, the whole truth, frankly and boldly. Nor need we shrink from honestly facing conditions in our country today. This great Nation will endure as it has endured, will revive and will prosper. So, first of all, let me assert my firm belief that the only thing we have to fear is fear itself—nameless, unreasoning, unjustified terror which paralyzes needed efforts to convert retreat into advance. In every dark hour of our national life a leadership of frankness and vigor has met with that understanding and support of the people themselves which is essential to victory. I am convinced that you will again give that support to leadership in these critical days.
Exclusive interview with European Commissioner Màire Geoghegan-Quinn: “We must prepare ourselves for a post-petroleum society”
“Europe and the rest of the world must cope with an expected 70 per cent increase in food demand, and a 100 per cent increase in energy demand, by 2050. Under these circumstances, we must prepare ourselves for a ‘post-petroleum’ society, one in which we use our natural resources more sustainably”. In this exclusive interview European Commissioner for Research, Innovation and Science, Màire Geoghegan-Quinn, talks about bioeconomy and European policies to support it. And tells us that “The Italian government is aware of the benefits of a coordinated bioeconomy strategy and expressed interest in possibly hosting the annual Bioeconomy Stakeholders Conference in Italy in 2014”.
Interview by Mario Bonaccorso
Il secondo mandato di Obama è bio-based
Barack Obama ha giurato per il suo secondo mandato. Nel discorso inaugurale pronunciato a Washington ha toccato tutti i temi del dibattito politico americano: economia, sanità, cambiamenti climatici (un punto su cui ha insistito molto e che invece era rimasto in secondo piano durante la campagna elettorale), armi da fuoco, diritti civili di donne, gay, immigrati e minoranze. “L’America è in ripresa, un decennio di guerre sta finendo, l’economia sta ripartendo. Ora più che mai dobbiamo agire insieme come una nazione, un popolo. Le nostre possibilità sono illimitate”.
Saranno quattro anni in cui l’America cercherà di spingere sull’acceleratore della ripresa economica. E a contribuire alla spinta sarà certamente il piano della Casa Bianca per la bioeconomia. A sottolineare quanto Obama crede alle enormi potenzialità dell’economia bio-based è arrivata nei giorni scorsi la sua scelta di confermare capo del Dipartimento dell’Agricoltura, Tom Vilsack, uno dei pochi ad essersi salvato dalle modifiche apportate dal presidente al suo secondo gabinetto.
Marginal lands are prime fuel source for alternative energy
Marginal lands – those unsuited for food crops – can serve as prime real estate for meeting the nation’s alternative energy production goals.
In the current issue of Nature, a team of researchers led by Michigan State University shows that marginal lands represent a huge untapped resource to grow mixed species cellulosic biomass, plants grown specifically for fuel production, which could annually produce up to 5.5 billion gallons of ethanol in the Midwest alone.
“Understanding the environmental impact of widespread biofuel production is a major unanswered question both in the U.S. and worldwide,” said Ilya Gelfand, lead author and MSU postdoctoral researcher. “We estimate that using marginal lands for growing cellulosic biomass crops could provide up to 215 gallons of ethanol per acre with substantial greenhouse gas mitigation.”
Il Canada si prepara alla sfida della bioeconomia
Il Canada si prepara alla sfida della bioeconomia. Nel paese nordamericano è nata BEN (BioEconomy Network), una nuova rete intersettoriale della bio-based economy, che si pone l’obiettivo di sostenere politiche mirate di carattere finanziario e ambientale in grado di capitalizzare il potenziale emergente dei prodotti bio-based nel mercato globale. In parole più chiare: BEN vuole dare impulso a un settore che già oggi in Canada vale 86,5 miliardi di euro, oltre il 7% del Prodotto interno lordo, per far crescere l’economia e creare nuovo occupazione.
Il Messico si muove con il biocarburante
Il Messico fa sul serio: il paese americano ha deciso di puntare con forza sui biocarburanti per sostenere la domanda generata dai più di 4 milioni di auto circolanti ogni giorno a Città del Messico e dai 28 milioni a livello nazionale, secondo la stima del parco veicoli fornita dalla Plataforma Mexico y Secretaria de Seguridad publica. Obiettivo: ridurre la dipendenza dal petrolio (i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia parlano di una domanda mondiale di oltre 90 milioni di barili di petrolio al giorno) e l’inquinamento prodotto dai gas serra. Non solo le auto, però, saranno beneficiarie dei nuovi biocarburanti. A sostenere la richiesta messicana sarà anche l’industria aerospaziale.
In Messico le compagnie aeree prevedono di acquistare entro il 2030 530 nuovi velivoli. Mentre Airbus e Boing, i principali produttori, stimano che la domanda di nuovi aeroplani in America Latina sarà pari a 2mila 500 unità nei prossimi vent’anni. Il che apre ottime possibilità all’impiego di bioturbosina, un biocarburante a base di Jatropha creato appositamente per gli aerei, con cui è stato compiuto già un primo volo in Messico e che – secondo Airbus – è in grado di ridurre del 50-80% le emissioni di gas a effetto serra (GHG). La stessa Airbus prevede che il 15% di tutta la turbosina si trasformerà in bioturbosina entro il 2020.
Il Messico è un paese molto sensibile ai temi legati al cambiamento climatico. Non è un caso che Cancun sia stata nel 2010 la città ospitante della COP (Conference of the Parties) 16, il più importante forum mondiale sui cambiamenti climatici organizzato nell’ambito delle Nazioni Unite. Al di là dell’Atlantico si vuole prendere la leadership nel settore crescente dell’energia rinnovabile. E ciò per il Messico significa risalire posizioni da quell’ottantaquattresimo posto in tema di sostenibilità in cui la colloca il Performance Index sviluppato dall’Università di Yale negli Stati Uniti. Ma non si parla solo di biomasse. Il più grande campo di energia eolica in America Centro-meridionale ha aperto a Oaxaca nel corso del 2012. Un progetto che ha comportato un investimento di circa 600 milioni di dollari, secondo i dati ufficiali, e che ha avuto tra i maggiori investitori il Gruppo Bimbo (panificazione) e Femsa (bevande), due delle più grandi aziende del paese. A testimonianza dell’attenzione delle grandi imprese internazionali verso la bioeconomia, Daniel Servitje, l’amministratore delegato del Grupo Bimbo, è uno dei più grandi critici della politica messicana di sussidi sulla benzina, che costa al governo più di 20 miliardi di dollari all’anno, considerandola come “un grande ostacolo alla possibilità di creare un ambiente migliore per l’economia verde”.
Altre società di grandi dimensioni, come ad esempio General Electric, hanno deciso di comprare cinque miliardi di galloni di biocarburante ogni anno, con l’obiettivo di effettuare test per il loro uso in motori aeronautici. Si rafforza così la pressione delle organizzazioni di settore per l’approvazione di una legge sui biocarburanti, che consenta la creazione di un mercato dinamico e competitivo, in grado di produrre e persino esportare rinnovabili. Non bisogna dimenticare, infatti, che due paesi dell’America Latina, Brasile e Argentina, sono insieme con gli Stati Uniti i tre maggiori esportatori di biocarburanti nel mondo. Il processo sembra essere ben avviato. In alcuni stati, come ad esempio il Chiapas, numerose iniziative per produrre carburante “verde” sono state intraprese congiuntamente da aziende di diversi settori. Durante la scorsa estate, l’Unione delle Società Bioenergetiche del Chiapas ha annunciato un investimento di 600 milioni di pesos per la coltivazione di 10 mila ettari di Jatropha, una pianta che consente l’estrazione di olio che può essere utilizzato come combustibile biodiesel. La coltivazione della Jatropha è stata promossa in Messico anche dal Ministero delle Comunicazioni e dei Trasporti, attraverso un accordo con il Consiglio per lo sviluppo economico di Sinaloa, e prevede di delineare una strategia per la coltivazione e la lavorazione di questa pianta per la trasformazione in biocarburante specificamente per la flotta di aeromobili. Gli esperti del settore stimano che quattro milioni di metri quadrati di coltivazione di Jatropha siano in grado di generare più di 700 litri di carburante l’anno, 300 litri nel caso della soia, 1500 litri nel caso della camelina, 2300 nel caso della palma, dove il Costa Rica si distingue come uno dei principali produttori, e fino a 275mila nel caso delle alghe.
Marta Daria
Taiwan vicina alla produzione di biocarburanti a base di alghe
Taiwan è vicina alla produzione di biocarburanti a base di alghe. A renderlo noto è il Ministero degli Affari economici (MOEA) del paese asiatico, che ha pubblicato i risultati ottenuti da uno studio congiunto condotto dall’Istituto di Ricerca tecnologica e industriale e dall’Istituto di ricerca nel settore della pesca. Il nuovo combustibile derivato dalle alghe sarebbe non solo ecosostenibile ma anche vantaggioso dal punto di vista economico.
“Le microalghe – si legge in una nota ministeriale – hanno vantaggi molteplici: crescono velocemente, sequestrano il carbonio e hanno un alto contenuto di lipidi”.
Taiwan ospiterebbe “ l’ambiente naturale perfetto per lo sviluppo di questa fonte di energia, che non va a competere con le risorse del territorio per la produzione agricola”, sottolinea un portavoce del MOEA.
Le prime stime fornite dallo studio taiwanese indicano la produzione iniziale di questo combustibile alternativo in 15mila litri all’anno, grazie a cui si assorbirebbero 100 tonnellate di anidride carbonica.
“Questo risultato è un punto di riferimento importante e un buon ritorno per gli investimenti governativi sostenuti negli ultimi sei anni per il programma di Ricerca e Sviluppo di nuove bioenergie dalle alghe”, sottolinea ancora il portavoce del MOEA.
Per sostenere questo progetto di bioenergie dalle alghe, l’Istituto di Ricerca tecnologica e industriale di Taiwan ha stipulato di recente un protocollo d’intesa con il Dipartimento Usa dell’Energia per i biocarburanti e i bioprodotti avanzati.
L’ennesima testimonianza che la ricerca di nuove energie da fonti rinnovabili investe sempre di più tutti i paesi del mondo, ma soprattutto che la partnership è la chiave di volta per aprire nuove opportunità e fare passi avanti concreti.
L’impiego delle alghe per la produzione di nuove energie è sempre più al centro dell’attenzione dei governi, perché contribuisce a superare il tema dell’impiego di colture alimentari. Gli ecosistemi marini rappresentano il 50% della biomassa globale e sono relativamente poco sfruttati. Inoltre la alghe sono in grado di produrre più biomassa per metro quadrato rispetto a quanto riescano a fare piante a rapida crescita, come ad esempio la canna da zucchero.
Gilda Giovanni
La locomotiva tedesca avanza grazie alla bioeconomia
Il 13% di tutti i dipendenti e quasi l’8% del Pil in Germania sono direttamente connessi alla bioeconomia. A renderlo noto è il Von Thünen-Institut, l’Istituto di ricerca per lo Sviluppo rurale, forestale e della pesca, che fa capo al ministero federale tedesco dell’Alimentazione, dell’Agricoltura e della Protezione dei consumatori (BMELV è l’acronimo). I dati prendono in considerazione non solo lo sviluppo rurale, le foreste e la pesca, ma anche l’industria alimentare, del legno, della carta, del cuoio e tessile, così come parti dell’industria chimica e farmaceutica e dell’industria energetica. Tutti i settori, quindi, che compongono la bio-based economy.
“La nostra visione di sviluppo – fa sapere Robert Kloos, sottosegretario al BMELV – si basa su un’economia sostenibile derivante dal ciclo naturale. La molteplice offerta della bioeconomia può consentire di alimentare il mondo in modo sufficiente e sano e porre le fondamenta per la fornitura di nuovi prodotti di alta qualità e materie prime rinnovabili”.
L’indagine svolta dall’Istituto Von-Thünen è funzionale alla stesura di un documento di strategia che sarà inserito nella strategia nazionale tedesca “Bioeconomia 2030”, il piano politico federale presentato nel 2010 che traccia la strada verso una società e una economia bio-based in Germania. Sì, perché in Germania la bioeconomia è da tempo al centro dell’attenzione del Governo federale e dei governi regionali, con una strategia a lungo termine che coinvolge le imprese, le università, i centri di ricerca e i numerosi cluster che sono stati costituiti nell’ultimo decennio. A confermarlo è il sottosegretario Kloos, secondo cui “la bioeconomia dà un contributo significativo per rispondere alle grandi sfide del nostro tempo: oltre alla sicurezza alimentare globale, pensiamo alla ricerca di alternative alla crescente scarsità di materie prime fossili e fonti di energia”.
“Il passaggio a fonti rinnovabili di energia e materie prime – aggiunge Kloos – è una soluzione a lungo termine senza alternative. Detersivi o giocattoli per bambini derivati dal petrolio non possono essere più la regola. Quando è tecnicamente fattibile, sostenibile ed economicamente redditizio, dobbiamo sostituire tutti i prodotti a base fossile con prodotti a base biologica. Così si riducono le emissioni di CO2 nocive e ci rendiamo economicamente indipendenti “.
Il BMELV ha già avviato in questo quadro nuove politiche e programmi di finanziamento per sostenere la ricerca su tecnologie innovative applicabili per il riutilizzo dei rifiuti e degli scarti agricoli. “La produzione di cibo è sempre la nostra priorità – sostiene Kloos – ed è per questo che vogliamo sfruttare in modo migliore i terreni, i rifiuti e tutto quanto può creare sinergie”.
Grazie alle alternative biologiche alle materie prime fossili, ci sono nuove prospettive e opportunità non solo per l’ambiente ma anche per lo sviluppo economico della Germania. Questo a Berlino sembra essere un concetto molto chiaro. Così come che per promuovere questo cambiamento serve anche una campagna informativa nei confronti dei consumatori: il BMELV da tempo ha avviato un programma di comunicazione con lo slogan “I nuovi prodotti: fatti dalla natura”. E sul sito del ministero è già possibile verificare per quali prodotti fossili esiste un’alternativa rinnovabile e sostenibile e quale è la fase di sviluppo delle alternative non ancora presenti sul mercato.
Marta Daria
