Marginal lands are prime fuel source for alternative energy

bioetanolo distributoreMarginal lands ­– those unsuited for food crops – can serve as prime real estate for meeting the nation’s alternative energy production goals.

In the current issue of Nature, a team of researchers led by Michigan State University shows that marginal lands represent a huge untapped resource to grow mixed species cellulosic biomass, plants grown specifically for fuel production, which could annually produce up to 5.5 billion gallons of ethanol in the Midwest alone.

“Understanding the environmental impact of widespread biofuel production is a major unanswered question both in the U.S. and worldwide,” said Ilya Gelfand, lead author and MSU postdoctoral researcher. “We estimate that using marginal lands for growing cellulosic biomass crops could provide up to 215 gallons of ethanol per acre with substantial greenhouse gas mitigation.”

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La bioeconomia tra Krugman e il fiscal compact

krugmanIl sostegno alla crescita della bioeconomia in Europa è conciliabile con il fiscal compact? È possibile sostenere la crescita dell’economia con una politica economica vincolata per i prossimi vent’anni  all’obiettivo di riduzione del debito di circa 50 miliardi all’anno (certo, con variazioni a seconda che si avvii o meno la tanto attesa ripresa)?

Queste domande ci piacerebbe potessero fare il proprio ingresso nella campagna elettorale italiana. Per trovare risposte da tutti gli schieramenti. Perché se in tanti oggi corrono (a parole) a (ri)scoprire Paul Krugman, il premio Nobel per l’economia che da sempre è critico con la politica europea di austerità e di mantenimento della stabilità dei prezzi, in quanto politica recessiva, è ancora vivo nella mente il ricordo dell’approvazione da parte del Parlamento lo scorso luglio (360 voti a favore alla Camera) del “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria”. In poche parole: il fiscal compact, che ha reso costituzionali vincoli durissimi per le economie e i bilanci nazionali.

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In Sardinia the first Italian start-up that develops biopesticides

agricoltura sardegna“The landing in a sustainable agriculture is one of the major challenges of the third millennium, with a major impact on the health of humans and animals, biodiversity and the balance of the entire ecosystem.” To say it in this interview is Luca Ruiu, a researcher at the University of Sassari, founder and CEO of Bioecopest, a spin-off of the same university that develops natural biopesticides, “antagonistic microorganisms harmful for pests you want to eradicate from crops, but absolutely harmless for those who then goes to eat fruit and vegetables treated in this way.” With Ruiu we talk on biopesticides, sustainable agriculture and bioeconomy as a driver for the economic growth and the creation of new high-skilled employment.

Interview by Mario Bonaccorso

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Another brick in the European Bioeconomy’s wall

dublin castleAnother brick towards the European Bioeconomy. The European Commission organises from 14 to 15 February in Dublin the conference “Bioeconomy in the EU: achievements and directions for the future”.

One year on from the launching of the EU’s Bioeconomy Strategy, Brussels in collaboration with the Irish Presidency analyses the achievements and the opportunities ahead in the two-day conference.

Commissioner for Science, Research and Innovation, Máire Geoghegan-Quinn, and the Irish Minister for Agriculture, Food and the Marine , Simon Coveney, will open this high level meeting that takes place in the Dublin Castle.

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Il piano irlandese per la bioeconomia punta sulle risorse marine

mare irlandese“Negli oceani esiste un grande potenziale per la scoperta di nuovi organismi, molecole e materiali, che possono essere utilizzati in campo biomedico, alimentare ed energetico, come ad esempio principi terapeutici e nutritivi”. A sostenerlo è Ilaria Nardello, una ricercatrice italiana a cui è stato affidato il coordinamento del Programma nazionale irlandese di ricerca nel campo della biotecnologia marina. Un progetto ambizioso, inserito in un’articolata strategia nazionale – ci dice Nardello – “che ha l’obiettivo di utilizzare le risorse marine per potenziare l’economia irlandese e ha comportato un investimento di circa 120 milioni di euro di fondi pubblici per la ricerca e lo sviluppo in tutte le aree del marino, nel periodo 2007-2010”.

L’Irlanda, presidente di turno dall’Unione europea, è uno dei paesi che si è già dotato di un Piano nazionale per la bioeconomia. In questa intervista ne approfondiamo i punti essenziali, per scoprire come “nonostante un clima di grandi incertezze legate ad una fortissima crisi finanziaria, l’Irlanda continua a scommettere sul sistema innovazione e sulla ricerca come fattori di sviluppo economico”.

di Mario Bonaccorso

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Tecnologia made in Germany per i biocombustibili ucraini

avangardSi sa, il business è business. E a questo deve aver pensato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, più che al rispetto dei diritti civili in Ucraina e all’ex premier, Julia Timoshenko, che resta in carcere. Ricorderete che partì proprio da Merkel l’idea di boicottare l’Ucraina ai recenti campionati europei di calcio (tenutisi proprio in Polonia e Ucraina). Dicevamo, il business è business e così la Germania, messi da parte gli scrupoli estivi, intende aiutare l’Ucraina a stabilire la propria produzione di biocombustibili nel 2013. È quanto rende noto il ministero ucraino per le Politiche agricole e l’alimentazione (minagro.gov.ua), diffondendo una dichiarazione di Juergen Keinhorst, rappresentante del ministero federale tedesco per l’Ambiente intervenuto a un recente meeting economico ucraino-tedesco. Secondo Keinhorst, la Repubblica federale tedesca è pronta a investire in progetti piloti nel settore in Ucraina.

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In Brussels to foster European bioeconomy

La sede della Commissione europea, BruxellesDear Readers,

we would like to draw your attention to the stakeholder event on the planned bio-based industries PPP (Public-Private Partnership) BRIDGE organised by the European Commission DG Research on 09 January 2013 in Brussels.
During this event, the Commission will present the results of the public consultation, which ran until mid-December; and several partners active in the PPP will present the vision and mission of BRIDGE. The stakeholder meeting will be opened by DG Robert-Jan Smits, followed by presentations from Stephan Tanda (DSM), Catia Bastioli (Novamont), Tini Hooymans (TNO) as well as a panel discussion with representatives from the EU Commission, Industry and RTOs moderated by Lars Hansen (Novozymes).

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Il Cnr ci dice quanto è verde la biomassa

biomassa tronchi di legnoSiamo abituati ad associare la parola biomassa a qualcosa di ecologico ma non è detto che sia sempre così. Cosa sappiamo infatti dell’origine di questo prodotto? Per rispondere a queste e ad altre domande è nato “BiQueen-Biomasse di qualità”, studio condotto  dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche (Ivalsa-Cnr) di San Michele all’Adige, in collaborazione con l’Università di Trento, l’Istituto dei materiali per l’elettronica e il magnetismo del Cnr, la Fondazione Bruno Kessler, il Distretto tecnologico trentino (Habitech) e l’Università di Poznan. I risultati della ricerca, durata due anni, sono stati pubblicati sulla rivista Wood Science and Technology.

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Il Canada si prepara alla sfida della bioeconomia

foresta canadeseIl Canada si prepara alla sfida della bioeconomia. Nel paese nordamericano è nata BEN (BioEconomy Network), una nuova rete intersettoriale della bio-based economy, che si pone l’obiettivo di sostenere politiche mirate di carattere finanziario e ambientale in grado di capitalizzare il potenziale emergente dei prodotti bio-based nel mercato globale. In parole più chiare: BEN vuole dare impulso a un settore che già oggi in Canada vale 86,5 miliardi di euro, oltre il 7% del Prodotto interno lordo, per far crescere l’economia e creare nuovo occupazione.

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Ecco perché serve un piano nazionale per la bioeconomia

ministero del lavoroDue milioni e 870mila disoccupati in Italia (un tasso dell’11,1%). Un record dal quarto trimestre 1992. La disoccupazione giovanile (età 15-24 anni) ha raggiunto il 36,5%, il massimo storico. Ma la disoccupazione non fotografa con precisione la situazione del mercato del lavoro, perché non include cassintegrati, inoccupati, sotto-occupati e scoraggiati (quelli – sempre di più – che un lavoro hanno smesso di cercarlo). Per questo motivo in Europa si guarda al tasso di occupazione. Consapevole di questo, il ministro allo Sviluppo economico, Corrado Passera, lo scorso 22 novembre ha affermato durante un incontro al Club Canova, che “il numero di persone in difficoltà con il lavoro probabilmente supera i 7 milioni”. Un numero gigantesco, anche perché significherebbe 7 milioni di famiglie. E oggi il ministro Patroni Griffi ha reso noto che i precari nella Pubblica Amministrazione sono 260mila.

Altro dato da sottolineare è l’occupazione femminile: in Italia è al 47,2%, contro una media europea al 58,6%. E pensare che l’Agenda di Lisbona del 2000 aveva fissato l’obiettivo di un’occupazione femminile al 60% entro il 2010. Ma soprattutto che le donne ottengono risultati scolastici e titoli di studio migliori rispetto agli uomini (anche in corsi di studio tradizionalmente a prevalenza maschile).

Ispirandoci a Ennio Flaiano, possiamo dire che la situazione in Italia è grave e in questo caso è anche molto seria.  Con la netta e avvilente sensazione che il nostro paese abbia perso quasi vent’anni a discutere del nulla, a consolidare rendite di posizione, senza investire per innovare e creare nuova occupazione. E senza riformare il sistema di welfare per tutelare i nuovi lavori flessibili che le legislazioni di destra e di sinistra hanno via via introdotto.

Lo scorso marzo a Copenaghen, nel corso della Conferenza sulla bioeconomia promossa dalla Presidenza danese dell’Unione europea, è emerso un messaggio su tutti: una delle chiavi, o forse l’unica chiave, per creare nei prossimi anni in Europa nuova occupazione, in un quadro di crescita economica sostenibile, è la bioeconomia. L’Europa ha chiamato i paesi europei all’azione per dotarsi ciascuno di un proprio piano nazionale per la bioeconomia. Ma mentre paesi come la Germania, l’Olanda, la Danimarca, l’Irlanda e persino la Repubblica Ceca hanno provveduto, e altri come la Francia stanno provvedendo, l’Italia si dimostra latitante. Eppure abbiamo tre imprese prese a modello dalla stessa Europa: Novamont, Mossi & Ghisolfi ed ENI. E altre piccole e medie imprese che dimostrano di essere in crescita, come nel caso di Bio-On, una piccola-media impresa emiliana che è proprietaria del know-how per la produzione di PHAs (polidrossialcanoati) riconosciuti come i migliori biopolimeri del futuro.

Il piano nazionale per la bioeconomia altro non è che una nuova strategia di  politica industriale-ambientale, che ai livelli odierni di disoccupazione è assolutamente urgente, capace di guardare al breve, al medio e al lungo periodo. Un nuovo paradigma che sostenga la ricerca universitaria, l’innovazione pubblica e privata, i processi di internazionalizzazione e le reti di imprese, partendo dal presupposto che la disoccupazione oggi non è più soltanto un effetto collaterale della crisi ma la sua stessa causa.  Proprio così: se non riparte subito l’occupazione è difficile pensare che possa ripartire l’economia nel nostro paese.

La bioeconomia in Italia offre già esempi virtuosi. Uno di questi è il progetto Novamont a Porto Torres, che prevede la riconversione dei siti industriali dismessi in bioraffinerie di terza generazione e si regge sull’integrazione tra agricoltura, chimica, industria e ricerca. In Sardegna, Matrìca, la joint-venture Novamont-Versalis, è impegnata nella costruzione di sette impianti entro il 2016 attraverso  fasi industriali per la produzione di intermedi chimici quali monomeri, additivi per lubrificanti, elastomeri e polimeri biodegradabili ottenuti da materie prime rinnovabili (oli vegetali e scarti agricoli) derivate da aridocolture autoctone a basso input (senza acqua irrigua, fertilizzanti e pesticidi) su terreni non utilizzabili per produrre alimenti. Un investimento complessivo di oltre 500 milioni di euro che, ripartendo dalla ricchezza delle risorse del territorio e dalla vocazione agricola locale, porterà lavoro e crescita in una delle Regioni italiane più gravemente toccate dalla crisi e dalla disoccupazione.

Qualunque sarà il prossimo governo che si insedierà nel 2013, è evidente che il tema dell’occupazione dovrà essere il primo, più urgente, punto della sua agenda politica.

Mario Bonaccorso